Lo yoga e i social

Ciao a tutti,

ho avuto l’opportunità di leggere questa interessante presa di posizione sul binomio social & yoga. E’ un argomento su cui dibatto con me stesso e con Barbara ogni giorno, da quando ho deciso di lanciarmi ed essere presente in modo pro-attivo sulla piattaforma Web.

Vorrei coinvolgere tutti i praticanti e soprattutto gli insegnanti della mia Rete: cosa ne pensate? Mi lasciate un vostro punto di vista?

Vi prego di leggere l’articolo e poi il mio pensiero.

L’autrice ha perfettamente ragione quando scrive ‘Percepisco che certi atteggiamenti valicano il confine della comunicazione genuina e sfociano nel puro esibizionismo, rischiando di trasformare una disciplina che mirerebbe a liberarci dalla schiavitù dell’ego in una scuola quotidiana di narcisismo’.

Sono un novellino su Instagram ma ho già elaborato – ahimè – un parere piuttosto netto: si tratta di una piattaforma social con un potenziale enorme ma che, come spesso succede, viene utilizzata in modo esageratamente narcisistico ed edonistico. Il più delle volte in modo ‘illusorio’, grazie a (o a causa di) filtri che modificano tutto il modificabile. Spesso mi chiedo il ‘perchè’ di questa farsa. A dove porterà? In ogni caso, tornando a bomba sullo yoga su Instagram, mi chiedo: possibile che gli utenti debbano andare dietro solo a quello che ‘fa figo’ o a chi assume le posizioni più contorsioniste che ci sono?

Se la comunicazione via web si limitasse solo a questo, sarebbe tutta da buttare nel cesso. Tuttavia, penso che ci sia speranza per tutti quelli che fanno comunicazione etica. Perché sia etica la comunicazione non deve manipolare, ma costituire uno scambio e una relazione con l’altro. Succede questo su Instagram? Chiedo a voi…

Ampliando un po’ il raggio della mia riflessione, sono convinto (se no non lo farei) che lo yoga possa essere comunicato sul web o sui social, tanto quanto è stato fatto in passato sui libri o oralmente. Si tratta di strumenti e ciò che conta è pur sempre il contenuto. (Già dieci anni fa, quando ‘scoprivo’ lo yoga in Messico, mi ero reso conto di quanto lo yoga potesse essere percepito in modo superficiale ed edonistico. A quel tempo non esistevano i social, e solo oggi vediamo gli effetti di questa mentalità, nda).

La diffidenza del mondo yoga sulle nuove tecnologie mi sorprende fino ad un certo punto, considerando l’onda protettiva e conservatrice che investe ogni persona che non vuole accettare il cambiamento. Credo che un buon video, fatto bene, possa essere utile (perché rivedibile un numero infinite di volte) ad uno studente che sta studiando con costanza (non sono questi elementi riconducibili a due Niyama, tapas e svadhyaya?) per imparare un certo passaggio o posizione. Tanto quanto un libro aperto a pagina X che mostra l’asana Y.

Le correnti di narcisismo, vanità e sensazionalismo continueranno a scorrere nei canali dei social media, semplicemente perché fanno parte della funzione mentale che compone la nostra società. Guardate le facce dei nostri politici in TV: non sono anche loro la quintessenza del narcisismo e dell’ipocrisia? Ma a pensarci bene, non sono loro l’espressione della nostra società?

Se osserviamo con occhi aperti, potremo trovare qualcosa di più in quelle foto che ritraggono posizioni a testa in giù. Troveremo una straordinaria celebrazione del corpo, è vero, ma il corpo non rappresenta quel mezzo che conduce all’illuminazione, passando per l’accettazione e il superamento dell’ego?

Per concludere il mio pensiero, non possiamo predicare quanto lo yoga possa essere utile ed applicabile nella vita di tutti i giorni, se poi giudichiamo i meccanismi della vita stessa sbagliati di per sè. Se gli smartphone, i social e quant’altro sono entrati così prepotentemente nella nostra vita, significa che dobbiamo imparare a gestirli, prevenendone il cattivo uso (e ‘curandone’ i dannosi effetti), bilanciando con un’informazione intelligente ed autentica.

PS. Prendetela come una provocazione. L’autrice del blog si limita ai social, ma a dire la verità penso che potrebbe tranquillamente estendere la sua presa di posizione a tutto ciò che ruota all’industria dello yoga: stili di yoga da far drizzare i capelli (ganja, birra, …), ritiri che promettono risvegli in località da urlo, scuole di yoga che sfornano insegnanti di yoga che neanche i panettieri le brioche al mattino, indiani che contano il rotolo di rupie nel taschino sinistro della camicia per le orde di turisti occidentali in visita nei centri spirituali, …