Non ho più tempo per nulla… anzi, aspetta un secondo

Pochi giorni fa ho incontrato una cara amica. Le ho chiesto come stava. Lei ha alzato gli occhi e lo sguardo e ha sospirato: “Sono molto occupata… anzi, occupatissima… non ho tempo per nulla”. Poco dopo chiedo a mio papà, appena andato in pensione: “Come stai?”. Anche in questo caso, stesso tono e stessa risposta: “Sono molto occupato, ho molto da fare. Più di quando lavoravo!” E, per carità, si vedeva che era stanco, quasi esausto.

Ma questo succede anche con i bambini, non è una prerogativa solo dei grandi. Questi ragazzini hanno tutta la settimana impegnata, tra scuola, corso di chitarra, calcio o danza. Televisione. Il pranzo cotolette & patatine di nonna. Le cattive abitudini si passano di generazione in generazione… ma ci siamo passati tutti per carità. Poi però dovrebbe scattare qualcosa. Ad alcuni succede, ad altri no. E va beh. In ogni caso, mi viene da chiedere: ma davvero ci siamo ridotti a vivere così? Cosa ci ha condotto a non avere più tempo per nulla? Perché siamo spinti a voler produrre costantemente un risultato dalle nostre azioni? Quand’è che ci siamo dimenticati che siamo “esseri” umani e non “macchine” (dis)umane? E perché non possiamo più sbagliare nulla?

Nei miei vaghi ricordi puerili, ricordo me e i miei compari pieni di fango e sbucciature, perché giocavamo fuori in cortile e la vicina anziana ci bucava il pallone, quando già non lo faceva il suo incrocio tra pastore tedesco e l’arbitro ecuadoriano Moreno. Spesso, poi, mi lamentavo coi miei perché mi sentivo profondamente annoiato. Purtroppo per riempire questo vuoto però mi ritrovavo a mangiare merendine. E va beh (2). Io oggi osservo un mondo in cui abbiamo sempre più cose da fare e meno tempo libero per farle. Abbiamo una sovra-offerta di proposte: cinema, concerti, teatro, conferenze, corsi, incontri, ritiri: ma come si fa a stare dietro a tutto? Non abbiamo tempo! Figurarsi averne per stare da soli, in silenzio… che roba poco produttiva!

Socrate disse: “Una vita senza ricerca non è degna di essere vissuta”. Ma esisterebbe un Socrate ai giorni nostri? Se così fosse, avrebbe un team di segretarie, responsabili comunicazione, ecc. e sarebbe immerso da email e telefonate, correndo il rischio di non rispondere mai(l) e poi mai(l)… Questa malattia di essere “occupato” è distruttiva per la nostra salute, perché perdiamo la capacità di concentrarci su di noi, su coloro che amiamo e quindi di diventare il tipo di società che vorremmo.

Il progresso tecnologico iniziato con gli anni ’50 ci aveva promesso vite più facili, perché più comode, rapide e di conseguenza più semplici. Mi pare che le promesse non siano state mantenute. Per i più privilegiati, i confini tra lavoro e vita personale sono scomparsi: smartphone e tablet ci obbligano a rimanere tutto il tempo connessi. Per altri, invece, due lavori sottopagati sono l’unico modo per mantenere a galla la propria famiglia. È progresso culturale questo?


 

I have no time for anything! Wait…! Maybe yes.

A few days ago I met a good friend of mine. I asked her how she was. She rolled her eyes, looked up and sighed: “I’m very busy … yes, very very busy … I have no time for anything.” Shortly after I ask to my dad (just retired): “How are you?”. Again, same tone and same answer: “I am very busy, I have so many things to deal with. Much more than when I was at work!” And, for the God’s sake, I saw him very tired, almost exhausted.

But this also happens with children, it is not only a business of adults. These kids have all the week busy: school, music course, football, dance. Television. Cutlets & french fries at Granma’s for lunch. Bad habits pass from generation to generation … but it’s ok, we are all gone through this. But then it should happen something. It happens for some, for someone else don’t. C’est la vie. In any case, I ask to myself: how can we live like this? What led us to do not have enough time for anything? Why we want constantly produce a result from our actions? When we have forgotten that we are “human beings” and not “machines”? And why we cannot make mistakes anymore?

In my vague memory as a child, I remember me and my buddies filled with mud and bruises because we were playing out in the yard and the old neighbour piercing the ball, when not already done by his beloved dog (a cross between a German Shepherd and the referee Byron Moreno from Ecuador). And then, complaining with my parents all time I felt bored. Unfortunately, the solution to fill this void seemed to be eating snacks. C’est la vie (2). But now I look at a world where we have more and more things to do and less time to do them. We have an over-supply of proposals: movies, concerts, theater, conferences, courses, meetings, retreats, but how could we manage all of that? We have no time! Imagine yourself being alone, in silence … what unproductive stuff!

Socrates said, “An unexamined life is not worth living”. But is it possible to have a Socrates nowadays? If it was, he would have a team of secretaries, communication managers, etc. and he would be boomed by emails and phone calls, with the risk of never answer to any of them… This illness to be “busy” is very sad and destructive to our health, since we lose the ability to focus on us and on the people we love, and then to become the kind of society we would like to be.

Technological progress began in the 50s promised easier, more comfortable, faster and therefore more simple lives. It looks like that the promises are not kept. For the most privileged, the boundaries between work and personal life have disappeared: smartphones and tablets force us to stay connected all the time. For others, instead, two paid jobs are the only way to keep afloat his family. Is it cultural progress?

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