Abitare felici nella vita di tutti i giorni

Editoriale apparso su ‘Vivere Sostenibile Basso Piemonte’.

E’ finalmente arrivato il suo momento! Rullo di tamburi… su Vivere Sostenibile ecco a voi la Bioedilizia! Scherzi a parte, da quando siamo partiti con l’avventura editoriale, insieme ai miei collaboratori mi sono chiesto: “Quando verrà il momento in cui parleremo della nostra casa, dell’energia e dell’architettura sostenibile?”. Sì, perchè qui stiamo parlando di un elemento fondamentale della nostra quotidianità. Personalmente ritengo che la qualità della nostra vita sia tanto più elevata quanto più stiamo nell’ambiente esterno. Tuttavia, negli ultimi decenni si osserva una situazione capovolta: prima si stava essenzialmente fuori e si entrava in casa per lo più per dormire, ora la maggior parte del tempo si sta in locali chiusi e quel poco che resta all’esterno. E’ emerso, oltretutto, che l’interno delle case sia più inquinato dell’esterno, benché nell’immaginario comune sia vero il contrario. Negli uffici, nelle case di cura, negli ospedali e nelle scuole sono presenti centinaia e centinaia di composti volatili che causano gravi conseguenze croniche o acute per la salute (benzene e formaldeide solo per citare i principali). Vogliamo parlare, poi, dei solventi presenti nelle colle, nelle vernici e pitture comunemente usate nella produzione di tappeti, carton gesso e mobilio in legno pressato e dell’inquinamento tecnologico proveniente da apparati moderni come i computer, i monitor e le TV?

Proviamo, quindi, ad immaginare un individuo che abbia piacere di vivere in modo sano (per quanto possibile): alimentazione naturale, esercizio fisico, pratica per la mente e viaggi per liberare la mente. Se però quest’individuo fosse totalmente inconsapevole dell’inquinamento domestico, se abitasse in una palazzina di cemento armato, nel centro di una città caotica e inquinata? Quale benessere netto ne conseguirebbe?

Abitare in un edificio significa conoscerne i criteri costruttivi adottati e, di conseguenza, come il complesso residenziale sia inserito nell’ambiente circostante, se ad impatto zero o meno. Altre domande da porsi: gli arredi strutturali interni assieme ai locali di abitazione saranno anch’essi ad impatto zero? Troveremo agenti inquinanti dentro e/o fuori del complesso abitativo? Le risposte – molto complesse ed articolate, per questo ci perdonerete il ritardo – si possono trovare nella Bioedilizia, che si fonda essenzialmente su tre pilastri: ambiente, salute e risparmio energetico. Essa si prefigge di ridurre i consumi delle energie non rinnovabili e di attenuare in modo significativo, mediante l’uso di materiali ecologici, gli effetti delle strutture abitative sulla salute delle persone e sull’ecosistema circostante. Mi viene in mente il tragico caso dell’amianto, di cui troviamo – purtroppo – esempi in tutto il Paese ed in particolar modo nella città di Casale Monferrato in provincia di Alessandria.

 

Vorrei, poi, sottolineare come i termini “risparmio energetico” e “sostenibilità” non sempre siano parte della stessa storia. Il risparmio energetico dovrebbe, a mio avviso, essere perseguito non creando delle temperature tropicali nei nostri appartamenti e adottando fonti energetiche alternative al petrolio per il riscaldamento e la produzione di energia elettrica. Avanti tutta, quindi, con fotovoltaico, geotermia e piccole pale eoliche, ovvero un insieme strategico di fonti complementari l’una all’altra, che può arrivare a sostituire quelle tradizionali (facendosi aiutare chiaramente da esperti). Dal punto di vista architettonico, invece, ampio spazio all’isolamento delle pareti con materiali naturali che non rilasciano tossine, come ad esempio la paglia, il legno e la canapa.

 

Secondo alcuni studi del Dipartimento Ambiente della Comunità Europea, oltre il 40% dell’energia complessiva prodotta in Europa viene consumata dall’edilizia e quest’ultima utilizza una rilevante quantità di materie prime, attorno al 50%, prelevandole dalla natura. In Italia esiste un immenso patrimonio abitativo da ristrutturare: è sull’esistente che si dovrebbe intervenire, ove possibile, favorendo a livello pubblico incentivi economici e forme di defiscalizzazione delle spese relative. Ma è anche compito dell’informazione dare messaggi chiari ai cittadini, svincolandoli, se possibile, dalla paccottiglia di termini e definizioni sterili, quali green economy, bio e eco. Personalmente sono stufo della mercificazione del benessere: abitiamo al meglio la nostra vita, che non ne abbiamo altre da sprecare inquinandole con l’avidità ipocrita di coloro che comunicano estetica e non sopravvivenza biologica.

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