Il Paese delle trivelle

Editoriale apparso su ‘Vivere Sostenibile Basso Piemonte’.

Nonostante la corposa tornata amministrativa di giugno, quando andranno al voto milioni di italiani in città come Roma, Milano, Napoli, Torino e Bologna, sarà il prossimo 17 aprile la data nella quale si terrà il referendum sullo stop alle trivellazioni. Questa scelta di data che costerà alle casse dello Stato (e quindi alle nostre tasche) un aggravio di 300/400 milioni, appare giustificata solo dalla volontà che il referendum non raggiunga il quorum e quindi si trasformi in un flop.

Purtroppo si arriva al referendum senza che alla gran massa degli elettori, sia arrivata un’informazione corretta su questo tema importante per le conseguenze sull’ambiente e sull’economia del Paese. Personalmente ritengo che i media tradizionali, asserviti a logiche di schieramento, facciano una continua opera di “distrazione di massa”, utile e spesso indispensabile alla serenità di chi “guida il vapore”, ovvero di chi gestisce il potere e perciò agisce sulla nostra vita quotidiana.

Le ragioni di chi è favorevole alle trivellazioni, sono le solite: lo sviluppo, la crescita economica e, come sempre, l’occupazione. Ancora una volta sostengo con forza che l’economia, lo sviluppo e l’occupazione, sono conseguenza diretta delle scelte di politica economica. Se si investisse di più in ricerca ed applicazione delle energie a impatto zero, se si aumentassero gli sgravi per la riqualificazione edilizia di un patrimonio immobiliare nazionale all’80% in classe energetica “G”, se si costruissero e si ammodernassero le infrastrutture per spostare le merci su rotaia e quelle informatiche, se si puntasse di più su un’agricoltura pulita, sostenibile e libera da fitofarmaci, se si facesse una vera lotta agli sprechi di merce e di beni, dai carburanti fossili sprecati per riscaldare case e industrie “colabrodo”, al cibo prodotto, consumato in eccesso e fatto marcire per logiche mercantili, ebbene se si facesse tutto questo, non ci sarebbe alcun bisogno di cedere agli appetiti ingordi delle multinazionali del petrolio, pezzi di “Bel Paese”, perché vengano massacrati alla ricerca di idrocarburi. Pare che coloro che ancora sostengono l’uso e l’abuso dei carburanti fossili, vivano in un mondo parallelo, dove non si è mai sentito parlare di “riscaldamento globale”. Forse a codesti signori, ancora non è chiaro che esiste una conseguenza diretta tra il bruciare petrolio e derivati e aumento della temperatura globale!

Perciò è importante il nostro piccolo referendum! Perché se vogliamo pensare a un nuovo modello di sviluppo davvero sostenibile per l’ambiente e la società a livello globale, dobbiamo iniziare a dare segnali forti a livello locale! Dobbiamo iniziare a dire a chi governa l’economia, che ci possono essere strade alternative a quella che in 50 anni ha devastato il Pianeta, esasperato le disparità sociali, provocato e alimentato guerre e migrazioni di massa e arricchito una manciata di super-ricchi, affamando gran parte degli abitanti della Terra.

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