“Laudata” sia la nostra casa comune – Il Papa dal cuore verde

Editoriale apparso su ‘Vivere Sostenibile Basso Piemonte’.

“Ci vuole un’altra rotta, per contrastare la globalizzazione dell’indifferenza.
“Una cosa è certa, l’attuale sistema mondiale è insostenibile”.
“Serve una rivoluzione culturale”.
“No all’antropocentrismo deviato”.
“Difesa della natura”.
“Rinunciare ad investire sulle persone
per ottenere un maggior profitto immediato
è un pessimo affare per la società”.
“Rallentare il passo”.
“Ridefinire il progresso”.
“Tutelare la biodiversità”.
“Conversione ecologica”.

Questo appello non proviene da un anarchico, da un obiettore di coscienza o da un sostenitore della Decrescita Felice… bensì da Papa Francesco, in occasione dell’enciclica dello scorso Giugno “Laudato si’. Enciclica sulla casa comune”. Dove per “casa comune” s’intende il nostro Pianeta, naturalmente. Un Pianeta minacciato dalla diseguaglianza sociale tra Nord e Sud, dal problema dei rifiuti, dal riscaldamento climatico, …
Non c’è che dire, il grido d’allarme di Papa Begoglio in difesa della natura, della Terra “sorella e madre” e dell’ecologia è una presa di posizione che ci riempie di gratitudine. Le sue sagge parole – espresse in pieno Expo 2015, laddove si dovrebbe parlare di come sfamare senza distinzioni la popolazione mondiale – risuonano come una benedizione per noi che, ogni giorno, combattiamo per un mondo più buono e giusto. Il suo messaggio ci fa ben sperare, soprattutto alla luce del miliardo e duecento milioni di credenti che, mossi dal suo invito coraggioso alla solidarietà universale, potrebbero dare una svolta consapevole ad un sistema che si è rivelato fallimentare e che ci sta conducendo al collasso ambientale, economico e sociale.

Che l’enciclica di Papa Francesco non sia letta solo come una semplice riflessione sull’ambiente ma anche come documento politico non mi è chiaro. Se lo farà, significa che avrà trovato terreno fertile in una società comunque fondata sugli abusi della tecnologia e dell’industria, sulle ineguaglianze sociali e sugli sprechi della globalizzazione. Infatti, pur avendo da subito suscitato delle reazioni nella politica internazionale, temo che i governanti attuali faranno fatica anche solo a battere le ciglia – perchè la nostra salvezza è comunque la “crescita”, questo è il mantra che ci propinano da decenni: sta quindi a noi, solo a noi, costituire quella massa critica per far sì che questo sistema possa davvero essere accantonato in favore di uno più attraente. Un sistema che preveda un’economia fondata sui principi dell’ecologia, dell’etica, del bene comune, della condivisione. All’interno del quale le persone possano sentirsi realizzate (felici!) consumando di meno, ma meglio. Dove “sobrietà” sia una delle parole d’ordine. Dove si possa andare oltre al mero utilitarismo del breve periodo. Un sistema fatto da tante piccole azioni quotidiane, tante gocce nel mare, che trasformino i problemi in soluzioni. Crisi come opportunità. “Cominciate col fare tutto ciò che è necessario, poi ciò che è possibile. E all’improvviso vi sorprenderete a fare l’impossibile” (San Francesco d’Assisi). Qualcuno parlerà di idealismo, altri di utopia. Non è facile “cambiare il mondo”, il sistema attuale non ci vuole felici, perchè saremmo finalmente liberi di sovvertirlo.

“Una persona felice vuole vivere in mezzo ai fiori e di poesia e musica. Perchè dovrebbe interessargli andare in guerra a farsi uccidere o uccidere lui stesso?” diceva Osho. Con un po’ di responsabilità e di coraggio in più, metà del lavoro sarà compiuto. E se servirà un miracolo… “Laudato sì, … mio Signore!”.

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